di Alistair Castagnoli, consulting coach
METODOLOGIA E OBIETTIVI
Una delle domande che più spesso mi sento rivolgere da
colleghi e giocatori è come insegnare un fondamentale fin dalle età più
giovani, quando i ragazzi/e iniziano a praticare uno sport.
Mi capita spesso, quando guardo una partita, di notare di
come numerosi errori dipendano dalla non contestualizzazione con cui vengono
appresi (e quindi insegnati) i fondamentali.
La performance rivela l'allenamento fatto.
Come sempre la mia esperienza parte dal gioco del basket, ma
vi sarà facile creare i parallelismi con il vostro sport: anche esso allenato e
praticato da persone ed in cui vanno insegnati ed appresi
fondamentali/obiettivi.
Nel mio caso l'insegnamento parte dalla metodologia scelta.
Come valutare l'efficacia di una metodologia?
Credo che una metodologia si possa ritenere efficace quando dei dati oggettivi ci permettono di valutare i cambiamenti (positivi) avvenuti durante il periodo in cui questa metodologia viene applicata.
Credo che una metodologia si possa ritenere efficace quando dei dati oggettivi ci permettono di valutare i cambiamenti (positivi) avvenuti durante il periodo in cui questa metodologia viene applicata.
Ed è altrettanto vero che una metodologia debba essere anche
riproducibile in più contesti.
Risponderò quindi a questa domanda utilizzando il palleggio
del basket come esempio (quindi il palleggio è il nostro sotto-obiettivo
funzionale all'obiettivo 'giocare a basket'), ma spiegando il mindset usato per
sviluppare i principi che regolano questa metodologia (una versione della
periodizzazione tattica sviluppata assieme al mio staff) e le linee guida che
possono essere applicate per l'insegnamento di qualsiasi abilità in qualsiasi
sport ma anche al di fuori del contesto sportivo.
Il parallelo tra sport e vita è intuitivo in quanto in
entrambi gli ambiti sono all'opera persone mosse da motivazioni, che si
impegnano per raggiungere gli obiettivi.
SCOMPORRE LA PERFORMANCE...
Procediamo ora per punti e vediamo la metodologia all'opera.
Ricordo che utilizzerò l'esempio del palleggio ma lo stesso percorso si può
applicare a qualsiasi obiettivo.
Scelta dell'obiettivo principale
Fornire ai giocatori le abilità necessarie per praticare lo
sport, che in questo caso significa giocare le partite di basket.
Sotto-obiettivi
Il palleggio è uno strumento indispensabile per giocare a
basket, quindi fornire le abilità del palleggio contestualizzate a una situazione
reale di gioco diventa uno dei sotto-obiettivi da insegnare.
Questo è anche il solo motivo per cui un fondamentale va
insegnato!
Descrizione della situazione iniziale
La situazione attuale vede le proposte metodologiche divise
essenzialmente in ludiche (spesso staccate dal contesto della partita) e
tecniche (spesso poco divertenti e coinvolgenti).
La scoperta guidata
La periodizzazione tattica da noi usata fornisce un ponte tra proposte solo ludiche e proposte
troppo tecniche.
Attraverso la scoperta guidata il giocatore infatti trova,
in un contesto di gioco reale, quali abilità accrescere per prendere decisioni
funzionali alla realizzazione del modello di gioco scelto.
Imparare osservando i migliori
Come stabiliamo le abilità necessarie e funzionali
all'esecuzione del palleggio?
Imparando dai migliori!
Dopo aver analizzato e scoutizzato più di 300 filmati:
- di partite di basket maschile e femminile di medio/alto
livello (nazionali, Eurolega, NBA, WNBA);
- di giocatori professionisti ritenuti i migliori nei loro
campionati e a livello mondiale;
- di didattica e metodologia,
è stato stilato un elenco di abilità comuni osservate nei
giocatori/giocatrici quando performavano in modo efficace.
Queste abilità sono state quindi ritenute fondamentali per
la corretta esecuzione del palleggio nel contesto di gioco.
... E POI RICOMPORRE
Come detto la performance è la proprietà emergente dei
fondamentali. Eseguire un fondamentale richiede abilità neuromuscolari.
Perché insegniamo una abilità?
Tuttavia prima di insegnare una abilità è bene avere chiaro
il perché viene insegnata, l'uso che ne dovrà fare chi la apprende e quali
reali apprendimenti avranno luogo in risposta alle nostre proposte.
Questo perché il bambino/giocatore farà ciò che noi gli
insegniamo.
Quindi la prima cosa che noi dobbiamo aver chiaro è il
perché gli stiamo insegnando ciò che decidiamo di insegnargli.
Perché facciamo ciò che facciamo?
In questo caso perché insegniamo il palleggio?
Insegniamo a palleggiare perché il bambino sappia poi eseguire
esercizi di palleggio?
O insegniamo a palleggiare perché il bambino sappia poi
giocare una partita in cui il palleggio è uno strumento funzionale alla
costruzione di un modello di gioco?
Questo deve essere chiaro in noi educatori sportivi fin
dall'inizio.
Infatti ...
Il giocatore fa ciò che apprende e che noi gli insegniamo!
Se stabiliamo che la componente ludica (strutturata
attraverso delle regole e messa in pratica attraverso esercizi di
ball-handling) sia il solo principio dell'apprendimento, quando poi il bambino
giocherà una partita contro un avversario di pari o maggiore abilità non
dobbiamo sorprenderci se non farà ciò che noi in quel momento gli chiederemo di
fare, perché lui continuerà a eseguire gli esercizi appresi ad allenamento
anche se il contesto è cambiato.
La sua performance altro non è che una serie di abitudini
neuromuscolari che noi allenatori gli facciamo apprendere attraverso le
esercitazioni.
FONDAMENTALI ED EDUCAZIONE (MOTORIA)
Limitare l'apprendimento dei nostri giocatori al momento
sportivo è perdere un'occasione. Quando alleniamo possiamo fare di più.
I fondamentali servono alla prestazione, ma la via
dell'apprendimento serve alla vita.
Se volete leggere un esempio pratico usato con il mio staff per approfondire il legame tra la performance e i fondamentali (in questo caso il palleggio nel basket) cliccate
sul link: "La progressione" http://theconsultingcoach.blogspot.it/2016/01/dri.html
RIASSUNTO
Prima di concludere riassumiamo per punti come procedere quando si vuole insegnare un fondamentale:
- Osservare i migliori giocatori e i loro allenamenti.
- Capire quali abilità accrescono la performance e come
potenziarle (la forma di gioco della squadra è l'obiettivo. Esso è la qualità
emergente dell'insieme delle performance individuali dei giocatori).
- Scegliere i principi del modello di gioco.
- Creare esercizi (di abilità crescente e misurabili) di
ball-handling e di situazione reale di gioco dove ci sia anche la possibilità
di una auto valutazione con il cronometro o il numero di palleggi eseguiti o il
numero di errori fatti. Ricordiamoci che i numeri sono dati oggettivi!
- Guidare i giocatori all'apprendimento delle abilità
richieste usando la scoperta guidata.
- Ripetere divertendo.
- Tenere in mente che nel basket si vince realizzando
canestri!
INTANTO NEL CERVELLO...
Immaginate ora di compiere un movimento. Uno qualsiasi.
Fatto?
Ciò dà inizio ad una cascata di processi che partono dal
cervello.
Se siete curiosi e volete approfondire cosa accade quando
apprendiamo una nuova abilità cliccate sul link: "Intanto nel cervello" http://theconsultingcoach.blogspot.it/2016/01/brain.html
INCONTRARE L'ARTO DEBOLE
Una considerazione veloce sul perché vanno allenati entrambi
gli arti quando si insegna un fondamentale che può essere appreso
bilateralmente.
Il palleggio è infatti un'abilità che va insegnata ed appresa usando la mano sinistra e la mano destra.
Il palleggio è infatti un'abilità che va insegnata ed appresa usando la mano sinistra e la mano destra.
Accettare che dei bambini sviluppino le abilità solo con una
mano – che verrà considerata “forte”– a scapito dall'altra – che verrà
considerata “debole” – è condannarli a
incontrare grosse difficoltà durante le partite, quando un avversario sfrutterà
le loro debolezze per batterli.
Allenando solo un arto di fatto creiamo dei mezzi giocatori,
che non potranno raggiungere livelli di eccellenza personale.
Oltre a questo stiamo anche allenando una brutta abitudine
in loro: gli stiamo insegnando a trascurare una parte del loro corpo (la mano
con cui fanno maggiore difficoltà) e quindi a non impegnarsi al massimo per
migliorarsi dove sono più carenti.
Creare giocatori ambidestri è possibile.
Ma se noi allenatori su 2 ore di allenamento prepariamo
esercizi che richiedono il solo uso della mano “forte” per 1 ora e 45 minuti,
direi che se poi non sanno usare l'altra mano non è colpa dei nostri giocatori!
Durante le stagioni dal
2010 al 2013 con il mio staff abbiamo lavorato usando esercizi gioco specifici
che prevedessero l'uso della mano "debole" per palleggiare l'80 del
tempo totale dedicato all'allenamento (si veda il primo paragarafo “Amo
allenare” in http://theconsultingcoach.blogspot.it/2015/05/b4.html).
Le statistiche prese durante le partite e le partite punto a punto (partite in cui lo scarto del punteggio era di più o meno 5 punti a 5 minuti dalla fine e partite in cui la nostra squadra ha il record dell'80% di vittorie) hanno dimostrato un aumento dell'abilità del palleggio non solo nella mano “debole” ma anche in quella “forte” nonostante venisse allenata (direttamente) di meno. Il dato più indicativo a sostegno di questo è stato il conteggio delle palle perse quando le giocatrici palleggiavano sotto pressione difensiva. Negli anni il numero delle palle perse è diminuito anche quando veniva usata la mano “debole” e una diminuzione ancora maggiore si è verificata proprio durante le partite considerate più complicate: quelle punto a punto.
Le statistiche prese durante le partite e le partite punto a punto (partite in cui lo scarto del punteggio era di più o meno 5 punti a 5 minuti dalla fine e partite in cui la nostra squadra ha il record dell'80% di vittorie) hanno dimostrato un aumento dell'abilità del palleggio non solo nella mano “debole” ma anche in quella “forte” nonostante venisse allenata (direttamente) di meno. Il dato più indicativo a sostegno di questo è stato il conteggio delle palle perse quando le giocatrici palleggiavano sotto pressione difensiva. Negli anni il numero delle palle perse è diminuito anche quando veniva usata la mano “debole” e una diminuzione ancora maggiore si è verificata proprio durante le partite considerate più complicate: quelle punto a punto.
Il dottor Alberto
Fantini, in una sua breve analisi del Training Unilaterale (che potete leggere
cliccando sul link: "Effetti sull'arto controlaterale del training unilaterale") ci spiega di come l'allenamento dell'arto più “debole”
generi un trasferimento della forza – e quindi del controllo neuromuscolare,
che corrisponde a ciò che comunemente chiamiamo abilità – anche all'arto più
“forte” non allenato.
I FONDAMENTALI COMPONGONO LA PERFORMANCE
Concludo sottolineando ancora che ciò che un giocatore fa
durante una partita è l'insieme delle abitudini apprese ad allenamento.
Parte di queste abitudini dipendono dal mindset e dal comportamento del giocatore stesso, ma buona parte sono la conseguenza degli esercizi che noi allenatori gli proponiamo.
Parte di queste abitudini dipendono dal mindset e dal comportamento del giocatore stesso, ma buona parte sono la conseguenza degli esercizi che noi allenatori gli proponiamo.
Quindi, prima di entrare in palestra e dividere i giocatori
su due file e fargli eseguire una treccia o un dai e vai senza difesa,
riflettiamo e prendiamo consapevolezza di cosa effettivamente gli stiamo
insegnando.
Giorni fa un giocatore mi ha raccontato della sua
frustrazione in quanto il suo allenatore è furioso perché fa molto più
difficoltà a tenere alcuni avversari in 1v1 durante le partite.
Gli ho chiesto quanto tempo i suoi allenatori dedicano
durante gli allenamenti all'apprendimento delle abilità necessarie alla difesa
1v1.
Ricordo che le abilità sono:
1) cognitive – deve decidere di difendere
2) tattiche – deve comprendere perché, come e quando
difendere
3) fisiche/tecniche – il suo corpo deve apprendere come
adattarsi a fare ciò che è richiesto per compiere i movimenti difensivi.
La risposta del giocatore?
Cinque minuti ogni tanto.
Cinque minuti ogni tanto.
E da questa risposta dobbiamo partire!
Fonti
Goleman D. - Focus – Rizzoli, 2013
Gurian M., Stevens K. - Boys and Girls Learn Differently –
Jossey-Bass, 2011
Kayser B. – Exercise starts and ends in the brain – Eur J
Appl Physiol, 2003; 90: 411-419
Mandolesi L. - Neuroscienze dell'attività motoria - Springer-Verlag
Italia, 2012
Reed L. C. - Chronometric comparison of imagery to action:
Visualizing versus physically performing springboard dives – Memory &
Cognition, 2002, 30 (8), 1169-1178
Oliveira B., Resende N., Amieiro N., Barreto R. – Questione
di Metodo – Tropea, 2009
Stocco A., Lebiere C., Anderson J.R. - Conditional Routing
of Information to the Cortex: A Model of the Basal Ganglia's Role in Cognitive
Coordination – Psychol Rev. 2010 April; 117(2): 541-574
Ottima capacità di osservazione: dai dettagli per il tutto. Ottimo il sistema di guardare la prestazione; guardare nel senso di notare, di studiare, di andare al di là, alle radici dell'apprendimento. le persone hanno bisogno di motivazioni, quando dai piccoli passi si raggiunge un obiettivo ci si sente "pieni e leggeri", pronti per un altro traguardo. Dunque tuffarsi nella scoperta di tecniche sempre più efficaci. La mente deve essere libera sia per l'atleta sia, soprattutto, per l'allenatore.
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